Nel nostro quotidiano possiamo dire che viviamo continuamente nell’energia che si muove in una direzione piuttosto che in un’altra. Perché sostanzialmente noi siamo energia con una parte più solida, materica, che è il nostro corpo, e una parte più sottile, che è la nostra componente mentale, psichica ed emozionale. Ma entrambe queste parti non sono altro che vibrazioni energetiche, più o meno condensate, che si muovono e trasformano continuamente.
Così i giorni si succedono e non siamo mai uguali, non ci sentiamo mai allo stesso modo. Possiamo provare dei momenti di benessere, di felicità, ma al contrario anche condizioni di infelicità profonda o turbamenti emotivi di qualsiasi genere, di ansia, di preoccupazione, di frustrazione … la gamma emotiva è infinita. E molto spesso è accompagnata da fastidi e dolori fisici.
Perché ci succede questo? Perché quando ci troviamo in equilibrio con il nostro interno e con ciò che ci circonda, con il contesto in cui viviamo, possiamo godere di una situazione di benessere, in tutti i sensi. Ognuno di noi (spero) ha provato almeno una volta nella vita a sentirsi così.
Quando invece ci allontaniamo da questo stato armonico, per diversi motivi anche indipendenti da noi, ciò ci crea un mucchio di problemi. Ed è la condizione più frequente in cui ci troviamo a vivere.
Per esempio, se proviamo ansia perché dobbiamo affrontare un esame o una situazione che ci fa agitare, abbiamo più possibilità di reazione. Possiamo far finta di nulla e cercare di vincere l’ansia fingendo una sicurezza che in realtà non possediamo; possiamo negarla anche a noi stessi e ricorrere alla razionalità; oppure possiamo provare a contattare questo momento nostro, del tutto personale ma reale, con tutte le sensazioni fisiche connesse. Impariamo ad ascoltarci, senza negare la difficoltà, provando a percepire tutto ciò che nel nostro corpo si sta contraendo od espandendo, e a cercare una auto-regolazione. Il nostro sistema energetico naturalmente la cercherà. Non è un processo solo mentale ma che coinvolge tutto il nostro essere, a tutti i livelli.
In questo modo stiamo proprio facendo Shiatsu a noi stessi. Mettiamo la nostra mano amorevole sulla nostra disarmonia, la ascoltiamo e la aiutiamo a sciogliersi.
Ecco, lo Shiatsu fa proprio così, lo fa su un’altra persona, ma il principio del contatto sostanzialmente è questo. Lo Shiatsu non costringe l’energia della persona a seguire la volontà dell’operatore, che cerca invece di entrarci in dialogo, di comprenderla, di assecondarla e di sostenere il processo che già l’energia personale del soggetto sta facendo.
Se invece di negare l’energia che si muove al nostro interno ci sforzassimo ad entrare in contatto diretto e consapevole con la nostra realtà interiore, ad ascoltare cosa ha da dirci il nostro corpo/mente, questo ci eviterebbe di raggiungere il momento in cui questo nostro corpo/mente denuncerà la rottura di un equilibrio con un sintomo, quello che noi chiamiamo malattia. In realtà il sintomo non è una patologia, è semplicemente una autoregolazione del corpo. Il disturbo non è ancora una patologia ma può diventarla, specialmente se continuiamo a negarla. Purtroppo è quello che la maggioranza di noi fa dalla mattina alla sera per tutta la vita, magari usando anche dei farmaci che sopprimono quella manifestazione che appare sotto forma di sintomo, in questo modo facendola diventare cronica.
Con lo Shiatsu la persona ha la possibilità di elaborare una difficoltà, che chiamiamo disarmonia, che ha dentro di sé e che deve affrontare prima o poi, con la differenza che la può affrontare con il sostegno dell’operatore, anziché abbandonata a se stessa. Durante tutta la vita siamo soggetti a disturbi, che compaiono in superficie per sollecitazione interna od esterna di diverso tipo; fa parte della nostra vita la comparsa di disturbi, psichici e fisici. La differenza è che, nella situazione in cui il disturbo compare mentre il soggetto sta facendo Shiatsu, egli ha la possibilità di essere sostenuto. Il disturbo, il sintomo è semplicemente la dichiarazione di quello che sta succedendo: c’è una disarmonia che viene in superficie è l’organismo tenta di regolarlo per riconquistare una situazione il più possibile armonica.
Certamente è difficile spiegare in termini scientifici una disciplina come lo Shiatsu che è fortemente collegata alla singola persona. E’ una tecnica ripetibile ma non sarà mai la stessa tecnica perché ogni volta che incontro un sistema vivente diverso dal precedente io mi devo riorganizzare, ricollegare a lui. Quindi si crea ogni volta un dialogo nuovo, uso sempre lo stesso vocabolario ma lo devo adattare al mio interlocutore tarandolo su quel soggetto lì che è diverso da tutti gli altri. Proprio perché il metabolismo di ogni individuo è diverso da quello di tutti gli altri, con naturalmente degli aspetti in comune perché siamo tutti esseri umani viventi, quanto può essere benefico per uno può essere inefficace o persino di disturbo per altri. Per questo ognuno ha la sua reazione individuale al trattamento, che va attentamente tarato su ogni individuo. E questa è la difficoltà ma è anche il bello dello Shiatsu, che non è mai standard, mai ripetitivo e sempre in ogni caso benefico.